BREVE  INTRODUZIONE ALL’ANTICA PRATICA SPIRITUALE DELLA YOGA:

CHE COS’è LO YOGA

LA COMPAGINE STORICA-CULTURALE

 Le origini dell’ antica pratica spirituale chiamata Yoga si fanno risalire al 6000 a.c. circa. Esso nasce all’inerno della cultura indo- ariana. Il popolo indo-ariano   lascio’ la propria impronta dall’estremo nord della Russia  fino al Mar Caspio/Turkemistan,e poi la Grecia,l’Italia,la Gran Bretagna  e parte della Cina.La  popolazione indo ario  ebbe nella valle del fiume Hari(territorio del Turkemenistan) un lungo periodo di fioritura culturale .La loro struttura sociale era basata sulle caste .Ogni casta era identificata con un colore(varna).All’apice della stratificazione sociale vi erano i brahmini-sacerdoti e studiosi responsabili  di tramandare l’antica conoscenza in forma orale e scritta (colore bianco).Essi  celebravano i riti sacri.A seguire i ksatryia  ,guerrieri  che rappresentavano il ceto  politico-amministrativo(colore rosso).Scendendo ancora in questa scala gerarchica troviamo  i vaisya (artigiani,commercianti,allevatori-colore giallo-)i sudra(servitori –colore nero)e i paria( gli intoccabili, i fuori casta).Figure di spicco all’interno della civilta’ indo-aria  erano i rishi i quali in qualita’ di veggenti  avevano un contatto diretto con Brahma ed erano fonte di grande saggezza.Le ispirazione sacre dei rishi venivano raccolte e tramandate dai brahmini.Tutte le risposte dei rishi vennero cosi’ trascritte ,riordinate e catalogate nei Veda.Nei Veda troviamo le risposte a tutti i quesiti di ordine materiale e spirituale ;dal periodo piu’ propizio per iniziare un tipo particolare di coltura campestre all’origine dell’universo.Ma qual’e’ il significato  etimologico e quale quello concettuale del vocabolo Yoga? Yoga  in lingua sanscrita significa “ unire” .Unire nel suo significato concettuale puo’ avere molteplici interpretazioni.Una di queste ,ad esempio, rappresenta l’unione del lato destro del corpo con la propria controparte sinistra in uno stato di consapevolezza (mia nota personale: i disturbi di origine  spicologica e  psichiatrica ,per esempio, derivano   della  scissione di un lato della mente  dalla sua controparte e dalla mancata coscienza del corpo o di una delle sue parti.La mancanza di consapevolezza anche di una sola parte del corpo crea blocchi di energia a causa dell’irrigidimento dello stesso.Tale parte ,di conseguenza,diventa scarsamente irrorata dalla circolazione sanguinea e  l’impulso bio-elettrico del sistema nervoso centrale   viene rallentato fino al punto che il soggetto  stesso la“dimentichera’”Questa condizione sarebbe alla base dell’insorgere delle nevrosi,delle psicosi e della piu’  grave schizzofrenia.La malattia organica stessa affonderebbe le proprie radici in questo stato di dicotomia ,prima tra tutte il cancro.Tali concetti  sono tratti dalla  mia personale lettura  dell’opera “Il Tradimento del Corpo” dello psichiatra americano Alexander Lowen fondatore Dell’Institute for Bio-energetics Analysis.)

“Unire” significherebbe anche mantenere  sempre in contatto l’essere vivente con la fonte primaria  di  energia a cui si deve il suo stato di vita e di salute:Prana.

“Unire”  nel linguaggio trascendente pone l’accento sull’unione  dell’anima a Dio in un’ amorevole simbiosi in cui essa e’ consapevole di appartenere a quest’ultimo come una pecorella riconosce il proprio pastore e lo segue(L’Ek , che in se stesso e’ l’origine di tutto cio’ che e’ stato creato ,per un atto di amore supremo si e’ particellizato  diventando il cuore pulsante di ogni manifestazione della materia .L’anima aspira a riunirsi con l’Ek)

Queste sono solo alcune dei significati della parola “unire” riferita al sacro sentiero che percorre colui che pratica lo Yoga.

Un maestro illuminato dello Yoga e’ Patanjali con la sua opera  “Yoga Sutra”.Essa consiste in aforismi in cui Patanjali spiega al praticante Yoga che cosa sia  e come raggiungere l’unione o identificazione   con l’oggetto supremo della meditazione (samadhi)

Egli focalizza l’ attenzione sul fatto che il cammino yogico si fonda su tre requisiti essenziali.Svadiyaya(lo studio),Ishwara pranidana(devozione ad Ishwara)e l’amore per l’Essere Supremo.

Tuttavia,Patanjali, vuole  far luce  sul fatto che l’illuminazione si possa raggiungere attraverso l’amore e l’unione con  qualsiasi manifestazione in cui e’ contenuto l’Ek.L’amore devozionale per Dio  (che in se stesso e’  scevro di egoismo)e per qualsiasi sua creatura porta al ricongiungimento con Lui. .Dunque esso e’ Yoga.

Patanjali afferma:”….Appena tutte le impurita’  sono state rimosse con la pratica delle discipline spirituali-le parti dello yoga-la visione spirituale dell’uomo si apre alla conoscenza illuminante dell’Atman”.Per Atman si intende la visione vera ed immutevole della realta’ spirituale quando viene epurata dall’illusione dualistica di Prakriti).Prakriti al contrario e’ il continuo fluire della materia dallo stato positivo a quello negativo,dal maschile al femminile,dall’essere al non essere,della materia e dell’antimateria e cosi’ via, che crea le varie manifestazione delle cose che noi” poveri mortali” percepiamo con i nostri sensi intorpiditi dall’ignoranza.

Patanjali parla delle otto parti dello yoga ,essenziale per raggiungere lo stato di assorbimento nell’Atman: le varie forme di astenzione dal male(yama),le varie osservanze(niyama),posizioni(asana),controllo del prana(pranayama),ritiro della mente dagli oggetti dei sensi(pratyahara),concentrazione(dharma),meditazione(dhyana)assorbimento nell’Atman(samadhi).

-Yama e’ l’astenzione da qualsiasi  forma di male che esso sia fisico ,verbale,mentale ecc

-Niyama,le osservanze,sono :purezza,appagamento,austerita’,studio e devozione a Dio

-Asana:le posizioni della pratica yoga che devono essere eseguite in modo stabile ma rilassato(vorrei a tale proposito esprimere la mia personale opinione sulla pratica delle asana le quali come lo stesso Patanjali afferma non devono essere troppo forzate in quanto si avrebbe il risultato opposto da quello cercato cioe’ l’irrigidimento del corpo e dei suoi organi ,l’imprigionamento dell’energia all’interno di essi.Dunque la buona esecuzione  della posizione si deve raggiungere gradualmente  meditando consapevolmente e respirando profondamente su quella resistenza che il corpo oppone alla volonta’ del praticante.Talora ,a condizione che non vi siano degli impedimenti fisici effettivi(braccia o gambe troppo corte in proporzione al resto del corpo ,per esempio) la resistenza ci indica un problema psicosomatico e spirituale che ha urgenza di essere risolto.La rigidita’ eccessiva nelle gambe ,per esempio,potrebbe rivelare una paura oppure un’ ‘‘incapacita’ nella vita ad essere autonomi  nella scelta della “strada” da intraprendere.Tale condizione potrebbe avere avuto origine  anche da vite precedenti e rappresentare in modo visibile il Karma del praticante . La pratica consapevole delle asana in questo senso puo’ aiutare moltissimo al progresso mentale e spirituale del praticante .)

-Pranayama:controllo del prana (Prana:energia vitale cosmica).Essoa viene inalato attraverso la respirazione ,immagazzinato attraverso il sistema diaframmatico –polmonare e mandato in circolo attraverso canali di scorrimento energetico :Ida a sinistra e Pingala a destra.Ida e Pingala possono essere immaginati come fiumi che in diversi punti del Sistema Nervoso Centrale si scambiano la loro posizione in modo tale che Ida scorra a destra e Pingala a sinistra).Patanjali afferma:”  Dopo  la padronanaza della posizione  bisogna praticare il controllo del prana (pranayama) arrestando i movimenti di inspirazione ed espirazione.Il respiro puo’ essere arrestato esternamente o internamente o controllato a meta’ del movimento e regolato secondo  luogo,tempo e numero prefissato di istanti…Come risultato si ha la rimozione di cio’ che copre la Luce Interiore.”

– Pratyhara:il ritiro della mente  dagli organi di senso

-Dharama:concentrazione( concentrazione profonda,rivolta all’interiore,verso un punto individuato verso di se’,o alla persona di un Maestro)

-Dhyana. La meditazione

-Samadhi : somiglianza o identificazione  con l’oggetto della concentrazione ( E’ una forma di conoscenza che implica la verita’ assoluta  dell’oggetto nella sua manifestazione materiale e spirituale.E’ comunque una verita’ frutto dell’esperienza e non proviene dalle scritture)

L’insegnamento del Buddah ripercorre l’uttuplice via di Patanjali  ma si ferma a Pratyahara eliminando Dharma e Dhyana inquanto troppo distaccate dalla realta’ del praticante.A tale fine  egli insegna la  meditazione Vipasyana.La Vipasyana e’ una visione di meditazione profonda ove non vi e’ il distacco totale dalla realta’ manifesta  bensi’ una consapevolezza della realta’ attraverso la percezione continuativa degli stimoli sensoriali e mentali per comprenderne la natura transitoria ed impermanente.Il Buddha fece la sua apparizione al mondo con il nome di Siddhartha e visse approssimativamente tra il 556 a.c ed il 486 a.c. Egli era un principe nel territorio dell’attuale Nepal.Siddharta era destinato a governare sul suo regno rallegrato e compiaciuto dalle cure della sua corte ma a lui veniva sconsigliato di uscire dal suo palazzo perche’ fuori da li’ avrebbe fatto esperienza di miseria,malattia e sofferenza nel senso piu’ ampio del termine.Tuttavia Siddharta si sentiva incompleto in quella privazione e  volle uscire da quelle mura dorate per conoscere meglio il mondo e per mettere alla prova se stesso.Egli fece esperienza della sofferenza e senti il bisogno di sconfiggerla seguendo l’ascetismo e  la meditazione  Shamaka.Dopo anni di meditazione ,distaccato dal mondo ,sebbene avesse raggiunto i livelli piu’ alti di samadhi si accorse che in quella condizione egli era in un certo senso fuggito da prakriti e dalle sue vritti ( le vritti sono come delle spirali energetiche  che risucchiano l’individuo rendendolo schiavo di un pensiero o di una condizione.Esse sono proprie dell’illusorieta’ di Prakriti.Governare Prakriti vuol dire essere libero anche dalle sue vritti)non le aveva affrontate ,ma  solamente messe da parte ed esse  ad ogni buona occasione ,aldi fuori dello stato di samadhi, erano pronte a riemergere incontrollate .Siddharta,decise allora di rientrare nel mondo e di affrontare Prakriti meditando consapevolmente sul “qui ed ora” fino al punto che le vritti si potessero calmare in presenza dell’Atman come un cane ubbidisce al padrone in quanto ne percepisce  la superiorita’ dalla sola percezione che egli e’ entrato nel proprio campo d’azione.

E’ in questo modo che Siddhartha raggiunse il suo stato di buddita’.I suoi insegnamenti che poggiano sulle Quattro Nobili Verita’ (verita del dolore,verita’ dell’origine del dolore,verita’ della cessazione del dolore,verita’ della via che porta alla cessazione del dolore) saranno sempre una pietra miliare per coloro che vogliono percorrere la “via di mezzo” per arrivare al Nirvana(estinzione) ;per arrivare all’estinzione del Samskara che ha determinato il karma personale.Affrancato dall’incessante ciclo di morte e rinascita(reincarnazione) avendo compreso l’origine del suo impoverimento spirituale il praticante gode ora della luce spirituale che egli stesso aveva offuscato

Con il trascorrere   dei secoli  molteplici sono state le correnti di pensiero  che hanno dato  coloriture diverse alla pratica dello Yoga.Tuttavia esse possono essere raggruppate e divise in due grandi branche:Advaita ed Dvaita.

La distinzione tra le due consiste nell’attenzione  che viene data al ruolo della Prakriti (energia cosmica materiale) e del Purusha(energia cosmica spirituale)

Le correnti di pensiero dvaita(il termine significa dualismo) screditano Prakriti tanto da  rinnegarle il fatto che anch’essa abbia un’origine divina e che in ogni manifestazione creata vi sia contenuto l’Ek.Queste forme di ascetismo hanno talora avuto come conseguenza delle forme estreme di mortificazione del corpo  vedendo in esso tutto cio’ che di peggio possa essere espresso nel concetto della Prakriti.Digiuni protratti nel tempo,flagellazione ,eremitismo inteso come fuga dalla realta’.. .Tuttavia,le correnti di pensiero dvaita  sono in prevalenza su quelle advaita .

Le correnti Advaita(non dualistiche) accettano la Prakriti come una manifestazione dell’Ek riportando dunque il concetto di amore nelle cose del creato ivi compreso il corpo del praticante.

La visione advaita,a mio avviso, e’ senz’altro piu’ armoniosa  ed  equilibrata non foss’altro sul solo campo psicologico evitando essa di partorire, nelle sue forme piu’ estreme,

degli esseri dissociati e con un super io dilagante(tuttavia la mia ignoranza del progetto cosmico divino e’ talmente grande che il mio non vuole essere un giudizio screditante  nei confronti delle correnti dvaita ma si limita solo a restare un’ opinione personale!)

Le correnti di pensiero advaita percependo l’Ek in ogni manifestazione del creato non censurano il concetto di eros  che la pratica  dello Yoga a mio avviso sarebbe volta a risvegliare e potenziare attraverso la pratica.Amore per Dio,per il nostro corpo e per quello altrui.Il corpo in poche parole  come tempio dell’anima.La fonte del piacere e dell’autostima va  stimolato nel praticante (il vero amore per Dio e’ liberta’ per cui il praticante non potra’ e non dovra’ cadere nella trappola della superbia perche’ la gabbia dell’ego e’ stata aperta!).

Procedendo sempre nella visione panoramica della storia dello Yoga  ci avviciniano al xix e xx secolo e notiamo che la pratica Yoga assume una veste piu’ dinamica nelle asana e tende in, alcuni autori, a  mettere un po’ in secondo piano  l’aspetto della meditazione.

Figura centrale in questo periodo di transizione e’ Swami Shivananda  .Egli svolgeva la professione di medico in India e il buon Dio vollle che un giorno dovesse curare un rishi.La frequentazione con il rishi matura in Shivananda l’idea che la medicina ortodossa fosse incompleta per quanto concerne la prevenzione e la cura delle malattie e che lo yoga, esclusivamente con le asana ed il pranayama,potesse essere di grande aiuto.

Shivananada struttura la propria pratica basandosi  sui sei modelli posturali del professor Gore i.e.:

1-Inversione (a titolo esplicativo:Sarvandasana-candela-)

2-Equilibrio( a titolo esplicativo:Vrikshasana-albero-)

3-Torsione(a titolo esplicativo:Maricyasana-raggio di luce)

4-Flessione(a titolo esplicativo:Uttanasana)

5-Flessione laterale(a titolo esplicativo:TriKonasana:triangolo)

6-Estensione(a titolo esplicativo:Urdva-arco-)

Egli raddoppia ogni singolo modello posturale strutturando la lezione in 12 asana.I tempi di durata della posizione  sono regolati in base alle possibilita’ dell’allievo che progrediscono con la pratica.La coscienza dell’allievo e’ focalizzata alla respirazione e alla direzione del prana nella posizione che sta tenendo.Tra una postura e l’altra va rispettato un rilassamento di almeno un minuto in posizione Shavasana.Prima di procedere con le asana Shivananda pratica 12  Surya Namaskar(saluto al sole) di tipo devozionale e dopo il primo shavasana addolcisce il corpo dell’allievo con movimenti di scioglimento.

E’ degno di nota l’effetto rilassante  e di” messa  a riposo” di tutto l’organismo quando si praticano le asana insieme al pranayama  secondo il modello delle posizioni tenute a lungo tipiche dello yoga classico agendo questo sul sistema neuro vegetativo e dunque sul suo centro regolatore: il bulbo cerebrale.

Sempre tenendo in considerazione  l’arco storico-temporale della disciplina spirituale yogica ci rendiamo conto che i suoi maestri di spicco (dal punto di vista della notorieta’) risentono del contatto con l’occidente che scaturisce anche dalla colonizzazione inglese e francese.Alcuni di essi sono impegnati nella lotta per l’indipendenza dell’India come ,ad esempio,Sri Aurobindo (egli afferma  che  lo yoga consiste nello spazzare via le vritti ed impegnarsi nell’azione-rivoluzione)o il Mahatma Gandhi che con la sua dottrina della non violenza mettera’ un punto alla colonizzazione inglese.

E’ proprio in questo periodo storico,comunque, che lo yoga  avvia un processo di avvicinamento all’occidente che sara’ rivolto alle masse.Il concetto di trasmissione dell’insegnamento tra maestro e discepolo come condizione esclusiva di eredita’ spirituale lascia il posto  alla figura dell’insegnante di yoga che insegna a classi numerose.Lo yoga diventa anche piu’ dinamico perche’ deve essere accettato da una mentalita’ occidentale in cui la dimensione del tempo e’ accellerata se raffrontata a quella orientale.

Gli insegnanti di yoga prendono ispirazione  anche dal balletto classico francese e dalle sue coreografie.L’accento viene posto sulla corretta postura in riferimento principalmente alla colonna vertebrale e sull’allungamento dei muscoli e di tendini.L’uomo occidentale e’ contratto ,non respira bene,e’ torto nelle sue posture perche’ troppo “impegnato a correre per avere”perche’ la sua essenzialita’ spesso si confonde nell’avere piuttosto che nell’essere.I maestri dello yoga lo sanno e si adattano.

In questo panorama sorge la figura di Krishnamacharya.Egli e’ nobile  ,di casta brahmina .A lui si devono i primi vinyasa (moduli dinamici).I moduli dinamici prevedono l’immissione di posizioni all’interno del pattern dei modelli di asana tradizionali creando nell’insieme un aspetto coreografico dello yoga.I movimenti sono piu’ veloci e spesso ad un ritmo sostenuto.Lo yoga dinamico aderisce tuttavia alla visione advaita(Vinyasa,Ashtanga,Iyengar)

Gli allievi di Krishnamacharya nelle persone di Pattabi Jois(suo allievo),Iyengar(nipote di Krisnamacharya) e Disikachar(figlio di Krisnamacharya) continueranno a diffondere in occidente la filosofia del loro maestro apportando ciascuno di loro un’impronta personale.

Ijengar  si trasferisce in America  ed inizia l’insegnamento ai gruppi mettendo cosi’ la parola fine all’insegnamento esclusivo tra maestro e discepolo

Pattabhi Jois sviluppa e rende popolare lo stile di vinyasa yoga chiamato Ashtanga Yoga.L’Ashtanga Yoga e’ uno yoga dinamico con  un ritmo molto sostenuto che sincronizza il movimento al respiro con il movimento del corpo in una serie progressiva di posture che tengono sotto controllo anche il corretto allineamento del corpo.La mente e’ focalizzata sull’ esecuzione della postura per cui possiamo definire l’ashtanga  vinyasa una meditazione in movimento( la mente e’ potentemente spinta a coordinare le posture e non ha spazio per pensare ad altro ).L’allinemento,la purificazione dalle tossine organiche,l’allungamento muscolare e tendineo  ma anche la concentrazione e la calma della mente rendono senz’altro valito questo stile di yoga anche se non e’ adatto a persone con patologie organiche o troppo avanti con l’eta’.

Disikacher ,figlio di Krisnamacharya , esplica il suo impegno per lo yoga all’interno del college di cui eli e’ il preside.E’ focalizzato a insegnare una retta postura ai suoi allievi e a compenetrarli nel silenzio mentale.

A contrapporsi a questo stile  troppo dinamico di yoga e’ Paul Grilley il quale induce il praticante al ritorno ad uno yoga piu’ classico ,piu’ statico, in cui l’accento e’ posto sui meridiani ying e yang al fine di avere una buona quantita’ di energia circolante nei meridiani .Lo stile creato da Paul Grilley risente degli studi di medicina orientale compiuti dallo stesso in Giappone e prende il nome di Yin Yoga.

Questa mia breve trattazione  della storia dello yoga con  alcune delle sue figure piu’ rimarchevoli  si ferma qui nell’attesa che nella progressione degli anni questa fusione tra oriente ed occidente diventi sempre piu’ armonica donando i suoi frutti sia dal punto di vista dell’arricchimento della sacra dottrina yogica che della pace tra i popoli tutti.